ho tratto questa storia da facebook in quanto la titolare della storia e madre dei bambini è stasta cancellata ..mi ha mandato una mail per farle sapere se il gruppo c'era ancora..
----- Original Message -----
From: lidia reghini di pontremoli
To: colomba@colombabianca.it
Sent: Sunday, May 17, 2009 4:12 PM
Subject: RE: ciao da mirella colomba bianca di facebook
Stamattina ho cliccato una tipa che mi incuriosiva il suo messaggio lasciato nella bacheca del gruppo, mi incuriosiva perchè era solo un nome e basta. Ci clicco sopra, mi va in palla il computer, singhiozza e fa schermate strane fino al banner rosa di FB che mi informa che l'account è disattivato. Mi dicono che il gruppo ci sta ancora seppur senza amministratore, io che con il mio account lreghini@hotmail.it, sono scomparsa del tutto. Strano, no? Tu sai qualcosa? Riesci a vedere il gruppo, il mio profilo etc. che mi dicono galleggia ancora su FB...daiiii fammi sapere.
http://www.facebook.com/group.php?gid=60210008156
Questo gruppo nasce il 27 marzo 2009.
Non voglio iniziare polemiche, creare ghirigori concettuali vaticinando ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.
Non voglio scagliarmi contro nessuno o contro qualcosa. Voglio solo far conoscere una situazione italiana anomala. Poi ognuno tragga le proprie conclusioni.
Non voglio essere equivocata. Creo questo gruppo solo per far sapere, informare, per esser voce di donne e uomini che non possono aver parola: lontani, distanti, strappati dai propri figli solo grazie a supposizioni pretestuose allignanti anche di fronte all'evidenza di verità di fatti presentate nero su bianco.
No, non mi interessa, non voglio parlare della giustizia.
Questo gruppo nasce perchè tutti devono sapere. Perchè voglio parlare, confrontarmi, capire.
Perchè non ho nulla - nel passato come nel presente - da nascondere.
E questa è la mia storia. Non parlerò dei sentimenti che legano una madre ad una figlia ma solo di fatti reali.
Maria Lucrezia ha due genitori. Io sono la mamma, Lidia Reghini di Pontremoli, docente universitario, storico e critico d'arte (www.reghini.net).
Come madre parlerò in prima persona assumendomi pubblicamente le responsabilità di quanto affermato.
Nè in passato nè in presente mi son mai drogata, nessun problema con la giustizia: non fumo, non bevo, lavoro, lavoro, lavoro e non son certo mai volata di letto in letto. Il minimo di benessere che ho è grazie a quanto ho saputo conservare ed amministrare da ciò che m'hanno lasciato i miei genitori non sperperando ma lavorando.
Maria Lucrezia è stata sempre curata, pulita. Come può testimoniare chi l'ha conosciuta fin da piccola quando, dall'asilo alle elementari, studiava in una scuola anglofona.
Chiunque abbia conosciuto in passato Maria Lucrezia potrà testimoniare l'attenzione che ho sempre dato ai suoi bisogni materiali e spirituali.
Non ho fatto nulla di trascendentale, solo ho voluto e potuto darle delle opportunità per una crescita morale, intellettiva e spirituale.
Certo è che Maria Lucrezia non è vissuta nel disagio, nell'abbandono o nella poca cura di sè. Anzi. E la mia casa dove è vissuta con me non è certo una topaia.
Maria Lucrezia ha 13 anni. I genitori non sono mai stati sposati; dopo pochi anni dalla nascita della figlia, come spesso accade, si lasciano.
Mai sposata con il padre di Maria Lucrezia. Dal 2004, lascio con Maria Lucrezia l'abitazione paterna ed inizio una regolare pratica legale d'affido.
Io e Maria Lucrezia ci trasferiamo nella mia casa. Vita normale e borghese a Roma, al quartiere Parioli: buone scuole, i vecchi i amici dell'asilo, feste, vacanze, libri. Norrmalità e felicità delle piccole cose: i suoi cani, la gatta, la nonna, gli zii, i cugini.
Mancava certo il padre, una presenza importante ma che non si fa vivo.
Con molta fatica, da sola, a nostra figlia non è mai mancato nulla: ho voluto solo offrirgli un granello di sapere, delle opportunità utili per il suo divenire futuro.
Nella convinzione che qualsiasi figlio debba crescere vicino ad entrambe i genitori anche se questi si allontanano, come madre ritengo di non aver mai ostacolato il rapporto tra padre e figlia: chi mi conosce sa della mia convinzione che un figlio abbia diritto a crescere con entrambe i genitori. Coerentemente, non sono mai sparita, non ho cambiato città, numeri di telefono etc.
Non ho mai avuto nessun mantenimento per Maria Lucrezia e per questo non ho mai fatto guerre.
Come tante altre madri, ho cresciuto una figlia da sola, senza nessun aiuto, materiale e spirituale, paterno.
La vicinanza d'un padre è di natura psicologica , mentale oltrechè materiale. E soprattutto non è una questione di soldi o ricatti, come spesso avviene in tristi dinamiche di coppia.
Un figlio deve crescere dalla ricchezza interiore fatta di vicinanza e conforto d'entrambe i genitori. Entrambi creano, entrambi sono chiamati a seguire l'evoluzione della vita d'un figlio. E non è questione di denaro. Ogni genitore contribuisce alla crescita sprituale del proprio figlio rispetto a ciò che può offrirgli, a ciò che ha.
Chi mi conosce è stato testimone delle enormi difficoltà affrontate, della fatica, del carico di responsabilità che mi son dovuta assumere in prima persona, senza mai tirarmi indietro, senza per questo mai tradire o scrediatare agl'occhi dell'allora bambina la figura paterna.
Oggi mi vengono a dire che ho parlato male del padre alla figlia, ma chi mi ha conosciuto in quegl'anni di fatica e sacrifici conosce l'esatta verità.
Il padre vive in un'altra casa, alle porte di Roma. Il caso ha voluto, non so che dire, non voglio esprimere giudizi, che i rapporti si rarefanno.Il padre non telefona, citofona, o scrive una lettera come fanno i papà separati degli amici di Maria Lucrezia.
Dal 2006 , per riavvicinare la figlia, si rifà vivo non direttamente, ma, attraverso un' associazione di tutela dei padri, dichiarando che non gli ha mai fatto vedere la figlia. Di lì a poco si rivolgerà nelle sedi giuridicamente competenti chiedendo che Maria Lucrezia venga allontanata da me per poter ricostruire il suo rapporto con lei.
Il 09 giugno 2008 il Tribunale, individuando una Sindrome d'Alienazione Parentale (PAS), un decreto trasferisce Maria Lucrezia in un Istituto di suore, per 3 mesi.
Per chi non lo sa, lo Stato italiano elargisce più di 150 euro al giorno per ogni ragazzo internato in quel che prima erano i befetrofi ...case-famiglia new business che fioriscono in Italia più dei bed&brekfast ...Ai lauti contributi stalli si sommano le donazioni fatte da privati "benefattori" (comunque deucibili a fine anno dalle tasse)...
Maria Lucrezia non è il solo caso in Italia d' un'adolescente strappata da una madre borghese per esser chiusa a tempo inderterminato in un Istituto ...
... vittima dei dissapori tra genitori?
... vittima delle Stato?
... vittima d'una giustizia negata?
E' passato quasi un anno e Maria Lucrezia è ancora in Istituto, anche se adesso vede e frequenta il padre e sua moglie, sposata appena un mese dopo che Maria Lucrezia era entrata in Istituto.
Ancora adesso, Maria Lucrezia chiede alle suore, all'assistente sociale, di poter tornare a casa, tra le sue cose. Ma nessuno l'ascolta.
Perchè Maria Lucrezia non viene ascoltata dal giudice? perchè lentezze giuridiche, burocratiche fanno sì che la cosa venga trascinata da oquasi un anno, senza ascoltare la volontài di un ormai ragazza di quasi 13 anni?
Non ho perso mai i contatti con mia figlia, ci vediamo seppur solo per due ore a settimana; come è sempre stato, continuo a provvedo economicamente a quanto ha bisogno dai libri, all'iscrizione a scuola, ma non abbiamo un'esistenza normale...
Lentezze burocratiche vietano a Maria Lucrezia una vita normale, condivisa con entrambi i genitori.
Per risolvere il caso che vede gravemente coinvolta Maria Lucrezia, per far sì che possa condurre una vita normale, nell'auspicio d'una rapida definizione in vista d'un affiido che dia pari dignità ad entrambi i genitori, ho iniziato un percorso coadiuvata da uno staff di avvocati, periti, psicologi, medici.
Questo gruppo si rivolge a chi ha a cuore il desiderio di Maria Lucrezia di tornare a condurre un'esistenza normale, vicina ad entrambi i genitori.
Due genitori perchè Maria Lucrezia dache è nata ne ha due.
E come genitore, ANCHE UNA MADRE ha diritto, al pari d'un padre, a star vicina alla figlia. Senza per questo alienare la figura del padre. Cosa che non è mai stata fatta, tra l'altro in passato.
Come madre ho creato questo gruppo per far conoscere una storia triste, una storia italiana, dove gli unici a perdere sono i minori, vittime di lentezze, burocrazie, al di là degli errori, dei malintesi trai genitori.
Qui non voglio gettar la gogna su nessun padre, in questa triste storia non c'è nessun vincitore, posizione giusta o sbagliata: l'unica a perdere è Maria Lucrezia.
Il gruppo vuole essere strumento di outing, informazione e pressione sociale. Perchè tutti sappiano, per avvisare quanta più gente possibile che fatti del genere possono accadere a qualsiasi figlio di separati.
Sindrome da Alienazione parentale. Quel che è successo a Maria Lucrezia non è il primo caso: a Roma, Potenza, a Milano.
Io ed il padre di Maria Lucrezia abbiamo iniziato un reciproco percorso d'analisi, mediazione familiare. Ci i confrontiamo ed interagiamo per il bene e nell'interesse di nostra figlia. Maria Lucrezia vede, frequenta il padre e sua moglie.
Maria Lucrezia sta male, non comprende le ragioni della sua permanenza in Istuituto. Chiede di uscir fuori dall'Istiturto per poter fare una vita normale con entrambe i genitori, al pari di qualsiasi adolescente figlio di separati.
Se è vero che una figlia ha diritto a crescere con entrambi i genitori, questo deve avvenire in modo normale, senza escludere la madre.
A maggior ragione anche del fatto che sulla mio operato di madre, sulla mia persona, sulla mia moralità, sul mio vivere ed agire quotidiano, non sono mai emersi fatti, motivi pregiudizievoli.
Questa è la mia storia. Il mio dramma che stò vivendo da 345 giorni.
Perchè Maria Lucrezia non viene ascoltata?
Se vuoi puoi entrare nel gruppo.
Puoi lasciarmi un messaggio sulla bacheca.
Grazie.
Roma, 27 marzo 2009
Informazioni di contatto
E-mail:
Sito Web: http://www.reghini.net
Posizione geografica: Roma, Italy
